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Laboratorio memoria a Pietralata

Roma, febbraio 2008 - Un laboratorio di ricerca storica nel quartiere Pietralata, per valorizzare il territorio come risorsa didattica e per inserire la storia locale nei percorsi di storia generale. Il laboratorio si svolge in due classi terze della Scuola media statale "Giorgio Perlasca".
imgIl laboratorio fa parte di una rete di istituti scolastici, centri aggregativi, associazioni e cooperative che attivano percorsi dedicati alla memoria nelle scuole medie inferiori e superiori, nell'anno scolastico 2007/2008 sono coinvolte 31 scuole di 9 Municipi di Roma e di due comuni della Provincia.

I ragazzi sono invitati alla riflessione e all'approfondimento del periodo della seconda guerra mondiale e dell'occupazione tedesca di Roma.
   
I testimoni
Attraverso l'analisi delle fonti storiche ed orali (visione di film, giornali e foto dell'epoca, testimonianze di abitanti del quartiere, videointerviste e visite guidate) i ragazzi vanno alla scoperta dei fatti storici che hanno riguardato il loro quartiere. Dai racconti dei protagonisti, i ragazzi hanno la possibilità di conoscere la Pietralata di ieri per arrivare a comprendere meglio la Pietralata di oggi.

Le parole dei ragazzi

Sicuramente un episodio che mi ha colpito molto è l'uscita nel quartiere e le interviste alle persone anziane. Gli abbiamo fatto domande su Pietralata com'era e com'è e la differenza c'è eccome. Mi ha colpito una signora che noi abbiamo intervistato, mentre parlava gli usciva qualche lacrima. […] Ad un certo punto, le ho fatto una domanda sui bombardamenti a Pietralata e lei mi ha risposto: "No, qui a Pietralata i bombardamenti non ci sono stati, ma io dalla finestra ho visto la bomba cadere su San Lorenzo". Questo laboratorio è stato molto bello perché mi ha fatto capire meglio la storia e quello che era prima Pietralata e oggi.
Roberta

Tutto cominciò come una specie di gioco, in cui Angela e Valentina, coloro che hanno realizzato il progetto, cominciano a scrivere delle date storiche sulla seconda guerra mondiale. […] Poi, però, il gioco si fece un po' più serio ed impegnativo. Lo scopo era di tirar fuori più notizie possibili sul nostro quartiere PIETRALATA durante la 2° guerra mondiale. Ci siamo aiutati con documentazioni e foto in cui ho scoperto una cosa che prima non sapevo e cioè che un fatto simile a quello delle Fosse Ardeatine è accaduto anche nel mio quartiere (PER 1 TEDESCO MORTO 10 PARTIGIANI). Abbiamo fatto anche delle interviste agli abitanti che avevano vissuto in quel periodo facendoci spiegare i cambiamenti del quartiere, i loro giochi, se soffrivano la fame e altre notizie.
Sara

Con il progetto memoria abbiamo fatto molte cose. Una delle cose che mi ha maggiormente colpito è stato l'incontro con i testimoni del quartiere, Giuliano e Vito, che ci hanno spiegato come era prima Pietralata e che è stata costruita durante gli anni del fascismo; sono stati distrutti alcuni quartieri del centro per farci costruire strade e le persone sono state trasferite a Pietralata e vivevano in baracche. Poi abbiamo visto un pezzo del film “L'Onorevole Angelina” con Anna Magnani girato nel 1947 a Pietralata; il film faceva vedere la povertà, la mancanza di igiene nelle case, i bagni fuori dalle case e l'allagamento.
Mattia

Quest'anno abbiamo iniziato un progetto chiamato progetto memoria. Una cosa che mi ha colpito molto è stata oggi quando siamo andati a fare un giro nel quartiere per farci vedere il quartiere: abbiamo visto a Via del Peperino la lapide che parla dell'eccidio di Ponte Mammolo. Ci hanno detto che Pietralata si allagava sempre e ci hanno detto anche che c'erano dei lotti che erano delle specie di condomini. Ci hanno detto che il campo dell'Alba Rossa l'avevano fatto costruire quelli del Partito Comunista e ci hanno detto che prima c'era una squadra del quartiere.
Matias

L'episodio che mi ha colpito di più è l'uscita nel quartiere dove abbiamo ascoltato le voci di alcune persone su come era il quartiere durante la guerra. A Pietralata le abitazioni si chiamavano le case delle 7 lire, le strade erano più profonde di circa 2 metri , il quartiere si allagava e le condizioni igieniche erano pessime. Subito dopo siamo entrati in uno degli ultimi negozi aperti a Via del Peperino, un calzolaio del dopoguerra e ci ha spiegato che a Via del Peperino c'erano molti altri negozi, ma molti sono andati in fallimento a causa del supermercato.
Tiziano

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