Myanmar: il grido della libertà

Roma, dicembre 2007 - Nonostante i media se ne siano disinteressati la lotta dei monaci birmani continua imperterrita. Ancora una volta il mondo sembra dimenticarsi della Birmania.

imgDopo anni e anni di repressione terrore e tortura i monaci buddisti hanno trovato il coraggio di scendere in piazza e gridare. Gridare per la libertà che gli è stata tolta da un regime dittatoriale e violento. Gridano come anni fa gridò il popolo tedesco mentre abbatteva il muro di Berlino e come un tempo gridava il popolo italiano durante la Resistenza.
Ma il loro grido non è nato oggi, già cinque anni fa dopo l’arresto della leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi, MTV in collaborazione con gli U2 aveva promosso un’iniziativa mirata a far scarcerare la donna Birmana, ma allora le priorità dei governi erano altre e le Nazioni Unite erano occupate a “esportare
democrazia” altrove, per cui il progetto fu vanificato.
Da quel giorno ad oggi nessuno si è più interessato al Myanmar, da Yangon non è più arrivata alcuna notizia. Fino a quest’anno. Finalmente i monaci buddisti, unici difensori della libertà di culto e di pensiero hanno deciso di far sentire la loro voce e oggi sfilano a testa alta davanti ai soldati.
Il regime nel frattempo ha dato l’ordine di reprimere con pestaggi e spari sulla folla le continue manifestazioni dei monaci. Per mesi e mesi il regime ha dichiarato soltanto dieci vittime, mentre la cifra reale superava i duecento morti.
Le Nazioni Unite hanno stabilito delle dure sanzioni contro il paese, ma per tutta risposta l’ambasciatore birmano in america ha accusato gli Stati Uniti e l’Occidente di aver avviato un nuovo colonialismo in cui i paesi dominanti accusano i paesi minori di essere brutali e dittatoriali soltanto per poterli conquistare.
Dopo giorni, settimane e infine mesi di silenzio da parte del regime, la notizia delle rivolte sembra essere sparita nel nulla.
Un altro muro di silenzio ha coperto il grido dei cittadini birmani.
Quanto altro tempo dovrà passare prima che il Myanmar possa liberarsi della dittatura?
Quante altre vittime dovranno esserci perché l’ONU faccia qualcosa di concreto?
Tra quanto tempo i media torneranno a interessarsi del Paese oppresso?

Luca Raiti

Informazioni aggiuntive